Se l’Italia fosse come il canottaggio

Da controvoga.it

imagesChe bello sarebbe se il nostro Paese fosse giusto come è il canottaggio. Se solo chi lavorasse di più, accompagnato da una giusta dose di talento, s’intende, riuscisse ad eccellere. Se nei “primi posti”, in quelli che contano, arrivassero le persone che ci hanno creduto davvero, che hanno sacrificato tutto per quel risultato.

In una gara di canottaggio puoi vincere o perdere. Se vinci sai di essere stato quello che ha lavorato meglio, che ha sputato più sangue degli altri. Se perdi, allo stesso modo, sei subito consapevole del fatto che TU potevi fare di più. Non c’è spazio per raccomandazioni, strizzatine d’occhi, amicizie, prostituzioni intellettuali e non.

Nel canottaggio è tutto lì, in due fattori: il lavoro e il talento. Ma la cosa che davvero mi piace è che in questo sport il lavoro conta più del talento: per quanto tu possa essere bravo, se non lavori sodo, se non ti rompi le mani sui remi, non arriverai mai primo. Al contrario, se anche hai poco talento, ma sei abbastanza determinato da massacrarti di lavoro per mesi e anni, i risultati arriveranno.

Il nostro Paese funzione esattamente al contrario: conoscenze, amicizie e raccomandazioni la fanno da padrone. l’Italia va alla deriva, dominata da una logica clientelare e cialtrona. Chi può va via: nord Europa, America e adesso Cina, Russia, Brasile. Chi resta, invece, vive nel disgusto di un sistema che non può cambiare da solo. I primi al traguardo italiano sono i furbi, gli ammanicati e i leccaculo. Ma poi ti ricordi che in barca no, in barca non funziona così, lì vince chi ha più cuore.

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