Mps e non solo, il legame tra partiti e banche. Fondazioni, ecco cosa sono e come funzionano

Da Reporternuovo.it

Fondazioni, queste sconosciute. Uno degli effetti collaterali dello scandalo Montepaschi è stato quello di puntare i riflettori dell’opinione pubblica sul ruolo svolto dalle Fondazioni bancarie all’interno degli istituti di credito presenti nel Paese. Questi organismi sono direttamente controllati dagli enti pubblici locali (regioni, province, comuni) e in qualche caso indirettamente dai partiti politici, che di volta in volta si susseguono alla guida delle istituzioni.

Ma perché e quando sono state create le fondazioni? Questi istituti sono nati per volere dell’Europa. O meglio, sono state la migliore risposta che il nostro Paese ha saputo dare alla domanda di liberalizzazione del sistema creditizio che la Comunità economicaeuropea ci rivolgeva. Negli anni ‘80, infatti, il 70 per cento delle cosiddette casse di risparmio erano enti pubblici. A modificare il quadro è intervenuta negli anni 90 la riforma Ciampi-Amato che, con una massiccia privatizzazione, ha trasformato le banche pubbliche in S.p.a. I loro pacchetti azionari di maggioranza sono stati affidati proprio alle fondazioni. Grazie ai proventi delle quote questi enti hanno avuto i soldi per continuare a svolgere il ruolo sociale che era proprio delle casse di risparmio.

In pratica i partiti e la politica, che l’Europa voleva fuori dal sistema creditizio, sono usciti dalla porta per rientrare dalla finestra: le fondazioni di origine bancaria nel nostro paese sono 88. Diciotto hanno perso ogni partecipazione negli istituti di credito collegati. Cinquantasei posseggono quote al di sotto della metà più una delle azioni e quattordici detengono ancora la maggioranza del capitale delle banche. Le fondazioni hanno, in pratica, potere di voto, e in molti casi di veto (se il loro pacchetto azionario supera la maggioranza relativa) sulle decisioni di alcune delle più importanti banche italiane.

Secondo i dati dell’Associazione delle fondazioni bancarie italiane il patrimonio complessivo di questi enti ammontava, al 31 dicembre 2011, a 43 miliardi di euro. Dal 2000 al 2011 le fondazioni hanno erogato 15,6 miliardi di euro e hanno accantonato un altro miliardo e 800mila euro per elargizioni future. Un fiume di soldi che però, come dicono dalla stessa associazione, è condizionato al buon andamento dei mercati azionari.

 Il caso Mps disegna bene il quadro dell’intreccio fra politica e banche attraverso le fondazioni. La Fondazione Montepaschi possiede il 34,9 per cento di Mps, una quota che gli consente di fare da padrone all’interno dell’istituto. La maggioranza dei componenti dell’organo di indirizzo della Fondazione è nominata dal Comune di Siena, da anni feudo del Pd, e la restante parte dagli altri enti locali. Ed è in questo modo che la politica rientra nelle banche dalla “finestra aperta” delle fondazioni bancarie.

Quello Mps è un caso eclatante perché si tratta della gestione diretta da parte di una fondazione di nomina politica del quarto gruppo bancario italiano. Ma di certo non è il solo. Fra le cinque fondazioni più ricche, la Cariverona è il quarto azionista del gruppo Unicredit, con il 3,5% delle azioni e il suo Consiglio generale è nominato dagli enti locali di Verona e Vicenza. Stesso discorso per la Fondazione cassa di risparmio di Torino, gestita dagli enti locali di Piemonte e Valle d’Aosta, presente in Unicredit con il 2,5% della partecipazione al capitale. LaFondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo ha un piede ben saldo (4,6 per cento) in un altro colosso creditizio, Intesa San Paolo.

Dall’associazione italiana delle fondazioni fanno sapere che, fatto salvo il caso Montepaschi, a detenere la maggioranza del capitale delle banche di riferimento sono generalmente le “piccole” fondazioni. Una di queste è lafoggiana Fondazione banca del Monte, che possiede il 38 per cento del capitale della banca collegata. Anche la Fondazione banca del Monte e cassa di risparmio di Faenza detiene il 48% della Cassa di risparmio di Cesena. La CrAsti S.p.a., istituto di credito astigiano, è posseduta al 51 per cento dalla Fondazione.

Questi sono solo alcuni esempi di come le Fondazioni, e quindi i partiti, continuino ancora oggi a gestire parte del sistema creditizio italiano.

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