Mps, spunta la “banda del 5 per cento”. La Procura: “situazione esplosiva”

Da Reporternuovo.it

“Quelli di Mps sono conosciuti a Londra, lo sanno anche i muri che sono la banda del cinque per cento”. È il 2007 e a parlare così è Michele Cortese, l’uomo che si occupava della vendita dei prodotti finanziari della banca tedesca Dresdner. Ad ascoltare queste parole è Antonio Rizzo, ex dirigente dello stesso istituto, oggi commentatore economico sul Fatto Quotidano. È lui a riportarle alla Procura di Milano che sta indagando su Mps, prima che l’inchiesta passi a Siena.

I protagonisti. Quelli della “banda”, secondo l’accusa, sono Gianluca Baldassarri, capo della finanza di Mps, e Matteo Pontone, responsabile del gruppo a Londra. Il 5 per cento, invece, è quello delle tangenti che secondo Rizzo i due prendevano su ogni operazione compiuta.

L’inchiesta. Le rivelazioni che Cortese fa a Rizzo riguardano un affare che Dresdner e Mps stavano portando avanti con lo scopo di coprire le perdite in bilancio del gruppo toscano. Oggetto del contratto era un derivato da 120 milioni di euro. A fare da intermediario nell’operazione era la Luftin che, secondo la Procura di Milano, si occupava anche di distribuire le mazzette alla “banda”.

L’allarme della procura. Il caso Mps partito dalla rivelazione di titolo derivato segreto firmato dall’ex presidente Guseppe Mussari con la banca Nomura si allarga giorno dopo giorno. Il procuratore di Siena Tito Salerno è lapidario: “La situazione è esplosiva e incandescente, ma non posso dirvi niente”. Quello che si sa è che l’inchiesta si sta muovendo su quattro piani diversi ma che si incrociano in più punti. Il primo riguarda l’acquisto di Antonveneta e i bonifici sospetti a Santander. Il secondo coinvolge l’aumento di capitale da un miliardo necessario a supportare la prima operazione e sottoscritto da Jp Morgan; acquisto in realtà voluto e garantito dalla stessa Mps. Il terzo livello riguarda le operazioni fatte con i derivati per abbellire i bilanci della società: Alexandria, Santorini e Nota italiana. Infine ci sono le presunte creste che la “banda del 5 per cento” avrebbe fatto su alcune operazioni del gruppo.

E’ di oggi la notizia di un altro fascicolo sul caso, aperto questa volta dalla Procura di Trani, sulla base di un esposto presentato dall’Adusbef, l’associazione dei consumatori e degli utenti bancari. L’associazione chiede di accertare le ragioni “che hanno indotto Bankitalia e Consob a non vedere, né verificare i bilanci Mps, ricoperture rischiose in prodotti derivati, e se tali poste contabili fossero state segnalate nei bilanci da parte del collegio sindacale e società di revisione contabile”.

La politica. Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, è intervenuto in Parlamento ieri per difendere l’operato della Banca d’Italia e del governo e per dichiarare la stabilità di Mps e del sistema bancario italiano.

Le rassicurazioni di Grilli non sono bastate alla politica. Ad andare all’attacco di Mps e del Pd è il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha proposto la costituzione di una commissione d’inchiesta sul caso, unendosi quindi alla richiesta del leader del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha detto di essere favorevole all’iniziativa, soprattutto se le indagini si allargassero all’utilizzo dei titoli derivati.

Il premier dimissionario, Mario Monti, intervenuto a radio 24, ha rilanciato l’idea di una vigilanza europea centralizzata almeno per le banche più importanti. Monti ha poi difeso Bankitalia, ricordando che “se si mettono in opera azioni di occultamento di documenti si mette in difficoltà l’operazione di vigilanza”. Il presidente del Consiglio ha poi aperto alla possibile nazionalizzazione del gruppo senese, nel caso in cui questo non riesca a restituire i 3,9 miliardi di bond ricevuti. L’ingresso dello Stato in Mps potrebbe esserci “se il Monte fosse in difficoltà gravi, ma vorrebbe dire una parziale nazionalizzazione. In passato anche le banche di Stato davano luogo a intrecci di finanzia e politica. Non facciamoci prendere da una prospettiva troppo angusta”.

Nella seduta di oggi il titolo Mps è andato in caduta libera, chiudendo con un -9,46 per cento.

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