Mps, vertici indagati per truffa. Grilli: nessun rischio fallimento

Da Reporternuovo.it

Truffa ai danni degli azionisti. E’ questa l’accusa che la procura di Siena rivolge all’ex presidente della Montepashi e dell’Abi Giuseppe Mussari e alla vecchia dirigenza del gruppo toscano per il buco creato dai titoli tossici nel bilancio della banca.
Le carte degli investigatori, intanto, individuano un fiume di denaro in uscita dalle casse del gruppo e diretto a Londra, Amsterdam e Madrid: 17 miliardi in undici mesi. Si fa largo l’ipotesi di tangenti nell’ambito della compravendita di Antonveneta.

Sulla vicenda è intervenuto oggi in Parlamento il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, che si è detto certo della solidità di Mps e del sistema bancario, elogiando poi Bankitalia per il lavoro svolto dal 2010 a oggi (leggi le parole del ministro).

Le ipotesi di reato. Dopo le accuse di aggiotaggio, ostacolo a organo di vigilanza e turbativa, si apre un nuovo capitolo nelle indagini sul buco nel bilancio di Mps creato nel periodo della presidenza Mussari (2007-2012). Nel mirino degli inquirenti è entrato anche l’ex responsabile dell’area finanza, Gianluca Baldassarri. Le ultime contestazioni della Procura prendono le mosse da una serie di denunce presentate dagli azionisti alla Banca d’Italia e alla Consob fra il 2008 e il 2011.

Il caso Antonveneta. Dalle carte della Procura emerge un giro di denaro sospetto e rientrante nell’operazione di acquisizione di Antonveneta. Bonifici per diciassette miliardi nel giro di undici mesi diretti a Londra, Madrid e Amsterdam. Dal documento emerge che il primo bonifico, da 9 miliardi e 267 milioni (dunque più del prezzo pattuito per l’affare Antonveneta: 9 miliardi e 230 milioni), venne effettuato il 30 maggio 2008 a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam, nominata – si legge nel documento informativo relativo all’ acquisizione di Antonveneta inviato da Mps alla Consob – dal Banco Santander “soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall’ accordo”.

Il secondo bonifico parte lo stesso giorno ed è destinato al Banco Santander di Madrid, per un importo complessivo di 2,5 miliardi. Il 31 marzo 2009 partono altri due bonifici, uno da un miliardo e mezzo e l’altro da 67 milioni, entrambi a favore del Banco Santander di Madrid. I restanti quattro bonifici vengono disposti da Mps il mese successivo, il 30 aprile. I primi due, ancora una volta, sono a favore del Banco Santander e riportano uno l’importo di un miliardo e l’altro di 49 milioni. Gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, sono a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra.  Nelle indagini della Procura sarebbe coinvolta anche la società di revisione JP Morgan, sospettata di aver avallato l’operazione gonfiata in accordo tra Santander e Montepaschi.

I titoli tossici. E’ il 10 ottobre 2012 quando la nuova dirigenza Mps si accorge dell’esistenza di un contratto con la banca Nomura che risale al 2009. Il documento riguarda il derivato “Alexandria” ed era servito a colmare un buco in bilancio di 220 milioni di euro. Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, nuovi ad e presidente dell’istituto denunciano subito i fatti agli organi di vigilanza e alla magistratura. Gli inquirenti stavano già lavorando sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps, ma le nuove carte legano le vicende. Il contratto con Nomura, infatti, serve ai vecchi vertici della banca per coprire le perdite causate della maxi operazione di compravendita, con i suoi 17 miliardi di bonifici in parte non giustificati. Una operazione segreta, che mal si concilia con l’obbligo di trasparenza che gli amministratori delle società per azioni hanno nei confronti dei loro azionisti. Da qui l’ipotesi di rato (truffa) a carico di Mussari e Baldassarri.

Intanto l’Abi, l’associazione delle banche, ha eletto il suo nuovo presidente dopo le dimissioni di Giuseppe Mussari. A guidare i banchieri italiani sarà Antonio Patuelli, presidente della Cassa di risparmio di Ravenna.

La vicenda Mps-Antonveneta aveva tenuto banco nel dibattito politico dei giorni scorsi per via dell’influenza esercitata dal Pd senese sulla Fondazione Montepaschi che controlla il 34 per cento delle azioni della banca.

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