Mps, Mussari si dimette dall’Abi: “Lascio per non coinvolgere le banche”

Da Reporternuovo.it

Giuseppe Mussari ha lasciato la guida dell’Associazione banche italiane. L’ex numero uno del Monte Paschi di Siena ha preso questa decisione dopo il buco scoperto nel bilancio della banca creato all’epoca della sua presidenza. L’avvocato calabrese è stato alla guida dell’istituto dal 2006 al 2012 per poi passare alla presidenza dell’associazione delle banche.

Il passo indietro. Nella lettera di dimissioni inviata al vice presidente vicario, Camillo Vanesio, Mussari respinge ogni addebito e afferma di dimettersi per non trascinare l’Abi nelle politiche che lo riguardano. Nel frattempo però la Fondazione Montepaschi, che detiene il controllo della Banca (33 per cento delle azioni), annuncia di volersi rivalere sul ex presidente per i danni causati dalla sua gestione.

Lo scandalo. Secondo il Fatto quotidiano nel 2009 Mussari avrebbe concluso un contratto segreto con un banca giapponese allo scopo di nascondere un buco nel bilancio del istituto senese che ammonterebbe a 220 milioni di euro. L’operazione, denominata Alexandira, è spiegata dall’attuale ad di Montepaschi, Fabrizio Viola, che ricostruisce la vicenda: “Mps decide di migliorare la tipologia del rischio finanziario cui era esposta con Alexandria”, un derivato basato sui rischiosi mutui ipotecari. Incredibilmente Nomura, prosegue Viola, “si è resa disponibile a scambiare” questo pessimo investimento “con una credit linked note con sottostante titoli subordinati bancari e garantita da obbligazioni emesse da GE Capital European Fund (più sicure dei mutui ipotecari, ndr) ed è questo scambio a realizzare il miglioramento del profilo di rischio”. Nomura insomma accettava un baratto tra spazzatura e oro (che permetteva a Mussari di chiudere in utile) perché in cambio il Monte comprava i rischiosi derivati di Nomura. Proprio quelli descritti nel contratto segreto.

I soldi pubblici. Monte Paschi di Siena aveva già chiesto alla fine del 2012 un incremento degli aiuti di stato (Monti bond) per ulteriori 500 milioni di euro, per un totale di 3,9 euro più interessi. Soldi che andranno a sostenere “gli impianti patrimoniali” dell’istituto, compresa l’operazione Alexandria. Ma secondo una fonte del Fatto, il buco coperto da Nomura potrebbe essere superiore ai 220 milioni previsti dal contratto e andrebbe a sfiorare i 740 milioni di euro. Non è detto dunque che il mezzo miliardo dei Monti bond sia sufficiente a risollevare le sorti della Banca senese.

Il crollo in borsa. Il titolo di Montepaschi è stato travolto da un’ondata di vendite subito dopo la notizia dell’operazione segreta. In apertura di mercati Piazza Affari gli ha assegnato un -9 per cento, facendogli recuperare due punti nelle ultime ore e fissandolo al -7 per cento.

Il precedente. Alexandria non è il primo titolo derivato scoperto nelle casse di Montepaschi. Nel 2008 Deutsche Bank avrebbe disegnato un titolo apposito per coprire le perdite in bilancio della banca senese. L’operazione, denominata Santorini, sarebbe consistita in un prestito conferito da Deutsche Bank a Montepaschi di 1,5 miliardi di euro allo scopo di mitigare una perdita di 367 milioni di euro.

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