BREVE CRONISTORIA DI UN VIAGGIO NEL CUORE DEL CANOTTAGGIO

Da controvoga.it

Ore 7.43, stazione Termini. Roma. Arrivo di corsa, emergendo dal nodo che congiunge quelle due linee in croce che nella Capitale chiamano Metro. E’ tardi. E’ sempre tardi quando devi prendere un treno, o almeno così succede a me. Questa volta sono fortunato, faccio appena in tempo a saltare sulla prima carrozza (travolgendo un vecchietto) che sento il fischio del capostazione, le porte si chiudono e inizia il mio viaggio verso Piediluco, Campionato italiano ragazzi e under 23.

Il treno è strapieno. Tutti a Piediluco a vedere le gare? Ne dubito. Mentre fuori dal finestrino il caos di Roma lascia il posto alla campagna laziale, preparo le domande da rivolgere ai candidati presidente. Quali tecnici? quali consiglieri? quale programma? Poi una domanda la rivolgo a me: perché ti alzi all’alba la domenica mattina, dopo sei giorni di lavoro, per andare a vedere gare che non avranno nulla di diverso dalle migliaia che hai già visto o disputato? Per fortuna non faccio in tempo a rispondere che il treno comincia a rallentare: siamo arrivati a Terni.

Le grandi città le riconosci dalle loro stazioni, lo capisci al volo se sei arrivato in una metropoli (all’italiana, s’intende) o in un piccolo centro. A fare la differenza non sono le dimensioni, ma l’atmosfera, il senso di precarietà, l’umanità che incroci. Passare dalla stazione Termini o da piazza Garibalidi a Napoli è come fare un giro per il mondo in pochi istanti. Terni, invece, è la classica stazione di provincia, rassicurante e ordinata, con le sue pensiline per gli autobus all’uscita e pochi viaggiatori distratti in giro.

Guardo intorno in cerca della fermata della linea urbana n.24, quella che porta a Piediluco. Un tizio mi indica uno slargo a pochi metri dall’ingresso della stazione: “La prima corsa è alle 9, te devi sbrigà”. Guardo l’orologio, mancano tre minuti all’ora x. Corro. Ad un certo punto un gruppo di ragazzi in body e scarpe da ginnastica mi passa davanti e sale su un pulmino grigio parcheggiato proprio vicino la stazione. “O amano vestirsi in modo eccentrico la domenica mattina o vanno a Piediluco” penso mentre mi avvicino al finestrino del guidatore. La seconda è quella buona e così mi caricano.

Mi ritrovo seduto vicino a Davide Tabacco (nel giro della nazionale under23) e agli altri ragazzi della Moltrasio. Sono simpatici e accoglienti come solo i canottieri sanno essere. Le curve che separano Terni da Piediluco scorrono veloci mentre parliamo di canottaggio, ovviamente, passando dai mondiali under 23 alle prossime elezioni. All’arrivo mi congedo con un “in bocca al lupo”, di lì a poche ore avrebbero vinto la medaglia d’argento sul quattro senza under 23.

Piediluco oggi mostra la sua faccia migliore: sole e pochissimo vento. Verso l’una il caldo si fa pressante e l’assenza di vento comincia a assere un problema più che un vantaggio. Come faranno i ragazzi della nazionale ad allenarsi qui a luglio e agosto?

Le gare si susseguno veloci e veloci sul traguardo sono i nuovi campioni italiani: dal quattro con ragazzi del Firenze al singolo maschile di Riccardo Coan, passando per il due senza delle campionesse mondiali Lo Bue. Io intanto mi guardo intorno. Oggi non è la solita giornata di gare, c’è qualcosa di diverso nell’aria: è la politica. Le elezioni sono sulla bocca di tutti. Girando per il campo di regata ti imbatti in decine di capannelli che si sciolgono un momento per poi ricostituirsi qualche metro più in là con altre persone. E’ una danza. Sì, Pidiluco è come un enorme festa greca dove decine di persone si esibiscono in un Sirtaki collettivo scandito, invece che dalla musica, dalle alleanze pre-elettorali.  Abbagnale e Tizzano girano, stringono mani, prendono contatti ed elargiscono sorrisi. Su programma e squadra ancora nessuna certezza, bisognerà aspettare domenica prossima.

Vicino al bar, in disparte, intento a esaminare i risultati delle gare, trovo Claudio Romagnoli. Gli chiedo un’intervista. Ne nasce invece una lunga chiacchierata sul nostro sport che pubblicheremo nei prossimi giorni. Claudio parla della sua esperienza passata e del suo futuro, ma soprattutto dei suoi ragazzi e della loro passione.

Mentre saluto Romagnoli sento l’altoparlante annunciare la vittoria di Paola Piazzolla nel singolo ragazzi femminile. Bella storia quella di Paola. Quello che sta facendo in questi anni ha dell’incredibile. Barletta è il posto peggiore che abbia mai visto per fare canottaggio: meno di 500 metri coperti da un unico molo e onde di barche e motoscafi praticamente ovunque. Il suo allenatore mi confida: “Se riusciamo a mettere insieme due uscite a settimana è una festa”.

La giornata di gare volge al termine e io scrocco un passaggio ai ragazzi della Tevere. Mi siedo nel posto del passeggero e al volante trovo Simone Angeloni (altro ragazzone nel giro della nazionale under 23), parliamo a lungo di canottaggio e trovo buffo che la giornata si concluda un po’ come è cominciata. Nel breve tragitto che ci conduce a Roma penso a Davide, a Claudio e a Simone con la loro voglia di lottare, ma soprattutto penso a Paola e capisco che la risposta alla mia domanda della mattina è tutta lì.

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