A tu per tu con Gianrico Carofiglio, la politica vista con gli occhi dello scrittore

Da Reporternuovo.it

“A me non piace pensare a un ruolo sociale della scrittura, della letteratura, come se ci sia un dovere posto in capo allo scrittore che va oltre il fare bene il suo lavoro”. Gianrico Carofiglio è un magistrato e scrittore temporaneamente prestato alla politica. Lo incontriamo nel suo ufficio da Senatore a palazzo Bologna. Lo stabile era un importante albergo romano prima che l’amministrazione di palazzo Madama decidesse di acquistarlo. E, a dire la verità, i corridoi stretti e lunghi a tinte panna in cui si susseguono le porte bianche degli uffici dei senatori non lasciano dubbi sulle origini dello stabile. Ai lati di ogni stipite, una targhetta di ottone: “Sen. Dell’Utri”, “Sen. Lettieri”, un susseguirsi di nomi più o meno famosi, più o meno associati a volti visti in televisione, e poi finalmente la nostra porta,“Sen. Carofiglio”.

I suoi romanzi hanno raccontato per primi i vizi di una borghesia barese affarista e ingorda molto prima che escort, pesce crudo e scommesse la portassero alla ribalta nazionale, ma lo scrittore Carofiglio non vuole che alle sue opere vengano attribuiti significati che vadano oltre il semplice racconto di una storia: “Credo che certe caratteristiche di quel mondo fossero già abbastanza note anche se mai raccontate prima. In ogni modo io non mi propongo di fare analisi sociologica e di costume, cerco semplicemente di restituire al meglio l’ambiente in cui si svolgono le mie storie”. Storie come quella della “Primavera pugliese” che il sociologo Franco Cassano ritiene sbagliato legare ai destini di leader come Nichi Vendola e Michele Emiliano e che il senatore Carofiglio preferisce non mitizzare: “Le metafore sono materiale efficacissimo, potente, ma che va maneggiato con cura perché, se si rimane troppo attaccati alla metafore, alla fine queste ti ingabbiano. La primavera è un tempo dell’anno che naturalmente evolve nell’estate e poi nell’autunno e pensare a una stagione che dura per sempre è contro natura. Le metafore, quindi, tornano utili ma, a un certo punto, è bene abbandonarle. Non ha più senso parlare oggi di ‘Primavera pugliese’. Dopodichè credo che le prospettive di rinnovamento della politica in Puglia, così come nel Paese, debbano essere svincolate dai destini personali di coloro che in qualche momento le interpretano”.

L’ultima fatica letteraria di Gianrico Carofiglio è tra le favorite per la vittoria del premio Strega. Ne “Il silenzio dell’onda” si incrociano le vicende di tre personaggi. Il loro passato è segnato da tragedie che come onde li hanno travolti e dalle quali stanno cercando di uscire. Un’idea che percorre tutto il romanzo, segnandone i punti principali. “Non so dire da dove vengano i titoli, se vengano prima delle storie o marcino con loro, è impossibile saperlo. In generale un titolo deve avere tre caratteristiche fondamentali: deve incuriosire, deve dire qualcosa sul contenuto del romanzo e, infine, deve essere in grado di essere visto sotto un’altra luce al termine della lettura. In questo caso credo che le tre regole siano state rispettate”.

Il nostro incontro sta per finire quando gli chiediamo cosa sarà di lui dopo la fine di questa legislatura, se tornerà a fare il pubblico ministero o si dedicherà a tempo pieno alla scrittura. “Leopardi diceva che il modo migliore per non mostrare i propri limiti è non superarli. Io non penso di avere la capacità di fare la politica come lavoro, ho avuto un passaggio sul treno della politica con l’obiettivo di dare un contributo di idee su alcuni temi. Non so cosa farò dopo, non è una scelta semplice, ma ho ancora qualche mese per pensarci”.

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