Ricomincio da Bersani

La lunga marcia delle liberalizzazioni in Italia

Da Reporternuovo.it

Farmacie, medicinali, ordini professionali e trasporti. La sfida del governo Monti ai vincoli che imbrigliano il mercato parte da qui. Non solo maggiori imposte e tagli alla spesa dunque, ma anche liberalizzazioni nel decreto “salva Italia” varato lunedì dal Consiglio dei Ministri. Aumenta la concorrenza per le farmacie, ce ne potrà essere una ogni 4000 abitanti e una in più se l’eccedenza raggiunge i 6000. Si stima l’apertura di 500-800 nuovi punti vendita e migliaia di parafarmacie.

Via alla vendita dei farmaci di fascia C (quelli con obbligo di ricetta non rimbor- sati dallo Stato) nelle parafarmacie e nei corner farmaceutici della grande distri- buzione, ma solo nei comuni con più di 15mila abitanti. Un mercato che vale 2,5 miliardi di euro. Estesa e resa effettiva per tutti gli esercizi commerciali la liberalizzazione prevista dal precedente governo per le sole località turistiche e le città d’arte. Più libertà nella scelta degli orari di apertura e chiusura e abolizione di qualsiasi limite all’avvio di nuove attività.

Potenziato il ruolo dell’Antitrust. L’attorità potrà impugnare in giudizio provvedimenti della pubblica amministrazione restrittivi della concorrenza e sollevare questioni di legittimità costituzionale su leggi che ostacolino il libero mercato. Prevista la creazione di un organismo di controllo nel mercato dei trasporti che vigilerà su tariffe e pedaggi e che potrà irrogare sanzioni fino al 10% del fatturato dell’impresa.

Parola d’ordine liberalizzare quindi. Alcuni timidi passi in questa direzione erano stati fatti già dal precedente governo con la legge di stabilità. Il provvedimento aveva introdotto norme di liberalizzazione di “professioni e attività economiche” e “servizi pubblici locali”. In particolare la legge aveva previsto: la definitiva abolizione dei tariffari, lasciando professionisti e clienti liberi di contrattare il compenso per la prestazione; la possibilità di costituire società di capitali fra professionisti; la generale liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

Le regole in questione entreranno in vigore il 1° gennaio 2012, nel frattempo il governo Monti deve dare seguito alla delega ricevuta con la legge di stabilità per la riforma delle professioni. Così entra in manovra il taglio della durata massima dei tirocini professionali che passa da tre anni a 18 mesi. Per tutto il resto, il governo si da tempo fino al 13 agosto 2012. Se per quel giorno non verranno emanati i decreti di attuazione della riforma, gli ordini saranno, di fatto, aboliti.

La strada imboccata è giudicata giusta, ma il percorso è ancora lungo.   Aprire tutto il mercato dei servizi alla concorrenza è la riforma a costo zero che potrebbe dare impulso all’economia nel medio e lungo periodo. Secondo dati di Bankitalia il semplice abbattimento dei vincoli al mercato potrebbe far crescere il Pil italiano di 11 punti in pochi anni.“

Credo che il governo – afferma Gaeta- no Veneto, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Bari – debba riprendere il percorso lasciato in sospeso con il decreto Bersani. Sulle professioni la prospettiva a lungo termine è l’abolizione degli ordini. Ci potremmo arrivare per gradi, attraverso lo sviluppo di associazioni e autorità indipen- denti sul modello anglosassone. Per quanto riguarda la questione delle tariffe, la qualità della prestazione non si misura con delle tabelle ma attraverso il libero mercato.

Se poi parliamo di servizi pubblici – continua – il punto non è liberalizzare a tutti i costi, ma raggiungere modelli di efficacia, economicità ed efficienza. Certo è che l’apertura al mercato potrebbe essere un pri- mo passo in questo senso, ma poi ci vogliono i controlli necessari ad evitare situazioni oligopolistiche di fatto”.

Secondo Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni, “bisogna intervenire subito dove è facile farlo. Io tralascerei gli ordini, sui quali la battaglia è più che altro ideologica e partirei col liberalizzare tutti i servizi pubblici, le poste, l’energia e le telecomunicazioni. Si tratta di settori in cui tutti, o quasi, sono favorevoli a intervenire e che potrebbero dare risultati in tempi relativamente rapidi”. Sulla stessa linea si pone Michel Barnier, Commissario europeo ai servizi. Nel suo discorso del 24 novembre al Parlamento italiano, raccogliendo il testimone del predecessore Mario Monti, ha invocato “il coraggio di rimettere in questione determinati diritti acquisiti e di riconoscere che le concessioni a tempo indeterminato sono raramente nell’interesse della collettività”.

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